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La creatina fa cadere i capelli? Cosa sappiamo oggi

La creatina è uno degli integratori più utilizzati da chi pratica sport e vuole migliorare forza, prestazioni e recupero muscolare. Nonostante sia anche una delle sostanze più studiate in ambito sportivo, continua a essere accompagnata da un dubbio difficile da ignorare: può far cadere i capelli o accelerare la calvizie nelle persone predisposte?

Il timore nasce soprattutto da un vecchio studio che aveva rilevato un aumento del DHT, l’ormone coinvolto nell’alopecia androgenetica. Da allora, questa possibile relazione è stata ripetuta per anni in palestre, forum e social network, spesso trasformandosi in una certezza. Oggi, però, disponiamo di dati più diretti: vediamo da dove nasce questa teoria, cosa mostrano gli studi più recenti e se esiste davvero un motivo per rinunciare alla creatina per paura di perdere i capelli.

Perché si pensa che la creatina faccia cadere i capelli?

L’idea che la creatina provochi la calvizie non nasce dall’osservazione di persone che perdevano i capelli. Nasce quasi interamente da un piccolo studio pubblicato nel 2009 su 20 giovani giocatori di rugby.

Durante la ricerca, gli atleti assunsero 25 grammi di creatina al giorno per una settimana, seguiti da 5 grammi al giorno per altre due settimane. Il testosterone rimase invariato, mentre il livello di DHT aumentò del 56% dopo la fase di carico e rimase del 40% sopra il valore iniziale alla fine dello studio.

Poiché il DHT è coinvolto nella miniaturizzazione dei follicoli nelle persone predisposte all’alopecia androgenetica, il risultato venne rapidamente trasformato in una conclusione molto più semplice: più creatina, più DHT, più caduta dei capelli.

Il problema è che lo studio non aveva analizzato i capelli. In particolare:

  • non aveva misurato la densità capillare;
  • non aveva controllato lo spessore dei capelli;
  • non aveva osservato la miniaturizzazione dei follicoli;
  • non aveva registrato un aumento effettivo della caduta;
  • non aveva verificato se qualcuno avesse sviluppato o accelerato la calvizie.

In altre parole, lo studio rilevò una variazione ormonale nel sangue, ma non dimostrò che la creatina avesse fatto cadere un solo capello.

Questa distinzione è importante perché l’alopecia androgenetica non dipende semplicemente dalla quantità di DHT presente nel sangue. Conta soprattutto la sensibilità genetica dei follicoli a questo ormone, insieme alla sua attività locale nel cuoio capelluto. Due persone con livelli simili di DHT possono quindi avere situazioni capillari completamente diverse.

Cosa dicono gli studi più recenti su creatina e capelli?

La risposta breve è no: le prove disponibili non mostrano che la creatina faccia cadere i capelli. Il dato più importante arriva da uno studio randomizzato e controllato pubblicato nel 2025, il primo a esaminare direttamente i capelli anziché limitarsi a misurare gli ormoni nel sangue.

I ricercatori hanno diviso 45 uomini allenati, tra i 18 e i 40 anni, in due gruppi: uno ha assunto 5 grammi di creatina monoidrato al giorno, mentre l’altro ha ricevuto un placebo. Trentotto partecipanti hanno completato le 12 settimane dello studio.

Prima e dopo il periodo di integrazione sono stati controllati:

  • i livelli di DHT;
  • il testosterone totale e libero;
  • la densità dei capelli;
  • il numero di unità follicolari;
  • lo spessore complessivo dei capelli.

Il risultato? Tra il gruppo creatina e quello placebo non sono emerse differenze significative nel DHT, nel rapporto tra DHT e testosterone o in nessuno dei parametri relativi ai capelli. La creatina non ha ridotto la densità, non ha assottigliato i capelli e non ha prodotto segni misurabili di deterioramento dei follicoli.

Questo dato è particolarmente rilevante perché mette alla prova l’intera teoria: se la creatina aumentasse il DHT fino ad accelerare la calvizie, ci si aspetterebbe di osservare almeno un cambiamento nella densità o nello spessore dei capelli. Dopo 12 settimane con una dose quotidiana comunemente utilizzata, quel cambiamento non è stato rilevato.

Il risultato è coerente anche con una revisione scientifica pubblicata nel 2021. Gli autori analizzarono altri 12 studi sulla creatina e sugli ormoni androgeni: dieci non rilevarono variazioni del testosterone totale, mentre gli altri due registrarono aumenti piccoli e considerati fisiologicamente poco rilevanti. Nei cinque studi che misurarono il testosterone libero, dal quale viene prodotto il DHT, non fu osservato alcun aumento.

Perché i capelli possono cadere mentre si assume creatina?

Quando la caduta dei capelli inizia nello stesso periodo in cui si prende la creatina, è naturale pensare che esista un collegamento. Tuttavia, il ciclo del capello funziona con tempi molto più lunghi di quanto sembri: ciò che vediamo oggi può essere la conseguenza di qualcosa accaduto due o tre mesi prima.

Un esempio tipico è il telogen effluvium, una caduta improvvisa e diffusa che si verifica quando molti follicoli interrompono contemporaneamente la fase di crescita ed entrano nella fase di riposo. I capelli, però, non cadono subito. Rimangono sul cuoio capelluto ancora per diverse settimane, creando una distanza temporale tra la vera causa e il momento in cui la perdita diventa visibile.

Questo dettaglio è particolarmente importante per chi pratica sport. L’inizio dell’assunzione di creatina spesso coincide con altri cambiamenti: allenamenti più intensi, una dieta per perdere grasso, una diversa distribuzione dei macronutrienti o un periodo di maggiore pressione fisica. La creatina diventa così il cambiamento più evidente e finisce per essere considerata automaticamente la responsabile.

In realtà, le possibili cause possono essere diverse:

  • Dieta ipocalorica e dimagrimento rapido. Il problema non è necessariamente la perdita di peso in sé, ma una restrizione calorica troppo aggressiva. Quando l’organismo riceve meno energia del necessario, tende a privilegiare le funzioni essenziali e può ridurre temporaneamente le risorse destinate alla crescita dei capelli.
  • Apporto insufficiente di proteine. Chi segue una dieta molto rigida può concentrarsi sulle calorie dimenticando che il capello è costituito principalmente da cheratina, una proteina. Se l’alimentazione non fornisce abbastanza proteine e aminoacidi, il normale ciclo del follicolo può risentirne.
  • Allenamenti più intensi e recupero insufficiente. Aumentare improvvisamente frequenza, volume o intensità degli allenamenti, soprattutto dormendo poco e mangiando meno, rappresenta uno stress fisico reale per l’organismo. Non è l’attività sportiva in sé a far cadere i capelli, ma lo squilibrio tra carico e recupero.
  • Stress, febbre o malattie recenti. Un periodo emotivamente difficile, un’infezione, una febbre importante o persino un intervento chirurgico possono modificare temporaneamente il ciclo dei capelli. La caduta può comparire quando l’evento sembra ormai superato, rendendo difficile riconoscerne l’origine.
  • Carenze nutrizionali. Livelli insufficienti di ferro, zinco, vitamina D o altri micronutrienti possono contribuire al diradamento, soprattutto quando si combinano con una dieta restrittiva o con un elevato dispendio energetico.
  • Alopecia androgenetica già in corso. La miniaturizzazione dei follicoli può iniziare lentamente e diventare visibile proprio nel periodo in cui una persona comincia ad allenarsi seriamente e a utilizzare la creatina. In questo caso, l’integratore non ha necessariamente avviato il processo: può semplicemente essere entrato nella routine nello stesso momento in cui la predisposizione genetica ha iniziato a manifestarsi.

Anche il modo in cui si presenta la caduta può fornire informazioni utili:

  • una perdita improvvisa e uniforme su tutta la testa è più compatibile con il telogen effluvium;
  • un arretramento graduale dell’attaccatura o un diradamento sulle tempie e sul vertice ricorda maggiormente l’alopecia androgenetica.

Per questo, prima di attribuire il problema alla creatina, è più utile ricostruire ciò che è accaduto nelle otto-dodici settimane precedenti: la dieta è diventata più rigida? Il peso è sceso rapidamente? Gli allenamenti sono aumentati? Il sonno è peggiorato? Ci sono stati stress, febbre o malattie?

La coincidenza temporale può essere convincente, ma non dimostra un rapporto di causa ed effetto. Molto spesso, la spiegazione non si trova nel misurino di creatina, ma nell’insieme dei cambiamenti che lo hanno accompagnato.

Se il problema non è la creatina: come gestire il diradamento

Una volta chiarito che la creatina non è una causa dimostrata della caduta, continuare a cercare l’integratore “colpevole” rischia di distogliere l’attenzione dal problema reale. A questo punto bisogna distinguere due obiettivi spesso confusi: proteggere i capelli ancora presenti e migliorare visivamente le zone che hanno già perso densità.

I trattamenti tricologici lavorano sul follicolo e mirano principalmente a rallentare la miniaturizzazione, stabilizzare la caduta e conservare il più possibile i capelli esistenti. Richiedono tempo e continuità, mentre la capacità di recuperare la densità già perduta varia da persona a persona.

La tricopigmentazione interviene su un piano diverso. Non cerca di far ricrescere i capelli, ma utilizza microdepositi di pigmento per ridurre il contrasto tra capelli e cuoio capelluto. È proprio questo contrasto, infatti, a rendere il diradamento particolarmente visibile sotto una luce intensa, con i capelli bagnati o nelle fotografie dall’alto.

A seconda della situazione, la procedura può essere progettata per ottenere risultati differenti:

  • Effetto densità: i micropunti vengono inseriti tra i capelli presenti, creando una leggera ombreggiatura del cuoio capelluto e facendo apparire la massa capillare più uniforme.
  • Effetto rasato: i punti riproducono l’aspetto dei follicoli appena rasati, permettendo di ricostruire visivamente l’attaccatura e uniformare le zone prive di capelli.
  • Correzione delle cicatrici: il pigmento riduce lo stacco cromatico tra la cicatrice e la cute circostante, rendendola meno evidente.
  • Integrazione dopo un trapianto: quando i capelli trapiantati non producono la densità visiva desiderata, la tricopigmentazione può attenuare gli spazi ancora visibili.

Non si tratta di un tatuaggio tradizionale. La tricopigmentazione utilizza strumenti, pigmenti e tecniche specifici per il cuoio capelluto. Il pigmento viene depositato a una profondità controllata sotto forma di punti estremamente piccoli, non di linee o campiture, per riprodurre il più fedelmente possibile l’aspetto naturale del follicolo.

È qui che entra in gioco Trico System. Ogni trattamento viene progettato sulle caratteristiche reali della persona: colore dei capelli, tonalità della cute, grado di diradamento e forma dell’attaccatura. Dimensione, intensità e distribuzione dei micropunti vengono calibrate per fondersi con i capelli presenti, rendere il cuoio capelluto meno visibile e creare un effetto di densità naturale anche da vicino. 

FAQ

La creatina fa davvero cadere i capelli?

No. Le evidenze disponibili non mostrano che l’assunzione di creatina provochi la caduta dei capelli o acceleri la calvizie. Il timore deriva soprattutto da un piccolo studio del 2009 che rilevò un aumento del DHT, ma non misurò alcuna perdita di capelli. Lo studio diretto più recente non ha riscontrato cambiamenti nella densità, nello spessore o nella salute dei follicoli.

Chi è predisposto geneticamente alla calvizie dovrebbe evitare la creatina?

Non esistono prove che una persona predisposta debba rinunciare automaticamente alla creatina. La predisposizione genetica rende i follicoli più sensibili al DHT, ma questo non dimostra che l’integratore acceleri il processo. Se tempie, attaccatura o vertice si stanno diradando progressivamente, è più probabile che si stia manifestando l’alopecia androgenetica.

È possibile fare la tricopigmentazione continuando ad assumere creatina?

Sì. La creatina non interferisce con la tricopigmentazione, perché la procedura agisce sull’aspetto del cuoio capelluto e non sul metabolismo muscolare o sui livelli di creatina nell’organismo. Nei percorsi Trico System, il trattamento viene personalizzato per ridurre la visibilità del diradamento, creare un effetto densità o ricostruire visivamente un look rasato naturale.
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